Quando cadiamo però, quello che fa male non è il ginocchio sbucciato. Ma il dolore che rimane. La delusione. La tristezza. A volte il rammarico per qualcosa che avremmo potuto fare diversamente. Qualcosa che forse non avremmo dovuto fare. Qualcosa che invece avremmo voluto fare e non abbiamo fatto. Insomma, quello che fa male e non riuscire a dare un taglio con il passato e ritornare a vivere il presente.
Il ginocchio in pochi giorni guarisce. La ferita scompare. Si forma una leggera crosta che protegge l'area ferita. E poi come per magia, senza bisogno del nostro intervento, tutto passa.
Mi sono sempre chiesta come sia possibile. Cosa rende possibile la guarigione di un taglio, di una ferita?
L'energia universale che dà vita a tutto. Quell'intelligenza superiore che non vediamo, non possiamo percepire, ma che pure è dentro ogni cosa. Inclusi noi stessi.
È un pensiero rassicurante. Sapere che esiste qualcosa di più grande di noi che "aggiusta le cose".
E allora mi sono chiesta se questa "energia", questa "intelligenza" (poco importa come la chiamiamo) in grado di guarire il ginocchio, avesse il potere di guarire anche il cuore "sbucciato".
E la risposta meravigliosamente fantastica è che è possibile.
E se ci sembra che non sia così è solo perché siamo noi l'ostacolo a questa guarigione.
A pensarci bene. Quando questa energia vitale guarisce la ferita noi non dobbiamo fare nulla.
Non siamo lì a parlare alle cellule del nostro corpo, chiedendo loro di formare un nuovo strato di pelle.
Avviene tutto in maniera automatica.
E allora perché quando si tratta di curare e far guarire il nostro cuore, decidiamo che sia necessario il nostro intervento?
Ogni volta che ho provato a curare le ferite del mio cuore da me la strada è stata lunga e impervia.
La mia mente mi riportava indietro nel tempo. E con un'opera quasi certosina riusciva a selezionare tutti i ricordi "brutti", quelli che facevano male. Nascondendo invece i momenti felici.
In questo modo la guarigione era lenta. Difficile. Dolorosa.
Poi per una volta ho provato a non far nulla. Proprio come con la ferita al ginocchio.
Ho provato ad affidarmi. A lasciare andare.
All'inizio è una sensazione strana. Non sono affatto abituata ad arrendermi. Anzi, in passato mi consideravo una maniaca del controllo.
Ma non si possono controllare gli stati d'animo, le emozioni.
Ho scoperto il potere del "lasciare andare".
Lasciare andare vuol dire accettare quello che è successo. Semplicemente per quello che è. Senza giudizi, né opinioni.
Lasciare andare vuol dire anche accettare noi stessi. Tutto quello che proviamo. Senza biasimarci, rimproverarci o pretendere qualcosa di diverso.
Quando cominci ad accettare le situazioni e soprattutto gli stati d'animo che provi, pian piano scopri che i fantasmi diventano meno spaventosi. Fanno meno paura.
Quello che li rende così temibili è il fatto che ci lottiamo contro. Quando smettiamo di lottare e semplicemente li accettiamo, perdono forza e presa su di noi.
Pian piano si fa spazio un senso di pace. Di quiete. Di vuoto.
E in quel vuoto riusciamo a prendere le distanze da quello che è successo. Riusciamo a comprenderne il senso. E scopriamo che quella caduta ci ha insegnato qualcosa.
Qualcosa che abbiamo la possibilità di non fare più. Perché ora sappiamo che potrebbe farci cadere ancora.
Quando riusciamo a lasciar andare la nostra voglia di "metterci una pietra sopra", permettiamo a quella famosa energia di prendersi cura di noi.
E prima ancora che possiamo rendercene conto, il nostro ginocchio e il nostro cuore un po' "sbucciati"....sono guariti.
Love
Starlight

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