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venerdì 2 agosto 2013

Maestri

Nel corso della nostra vita abbiamo sempre avuto dei punti di riferimento.
I nostri genitori, un insegnante che riusciva a tirare fuori il meglio di noi, un amico.
A volte qualcuno che avevamo incontrato per caso.

Ci sono persone a cui semplicemente ci rivolgevamo quando avevamo dubbi, incertezze o semplicemente una domanda a cui non trovavamo una risposta immediata.
Sapevano ascoltarci, sapevano dire la parola giusta al momento giusto.

A pensarci bene, con il passare del tempo alcuni sono rimasti sempre lì, altri invece sono scomparsi o semplicemente non ci sembrava andassero più bene.
Tutto normale. Magari eravamo semplicemente cambiati. Magari le nostre strade avevano preso direzioni diverse.

È meraviglioso sapere di poter contare su qualcuno. Qualcuno di cui ci fidiamo.
Ma soprattutto qualcuno con cui riusciamo ad essere noi stessi.
Senza maschere. Senza bisogno di dover nascondere i nostri momenti di debolezza.
Senza paura di essere giudicati. E ancora più importante, senza sentirsi obbligati a seguire i loro consigli.

Negli anni, e soprattutto negli ultimi periodi, ero alla ricerca di risposte.
E forse anche alla ricerca di domande. Volevo sapere di più.
Di più su di me. Di più sul senso della vita.
Forse perché quando cominci a mettere in discussione alcuni pilastri fondamentali di quella che è stata la tua vita fino ad un certo punto, cominci a creare quello stato di "irrequietezza interiore" che, se indirizzata bene, può davvero aiutarti a scoprire qualcosa che ha il potere di cambiare l'intera esistenza.

In questi momenti avere un punto di riferimento può fare la differenza.
È un po' come un riparo. Un porto dove rifugiarsi quando il mare è troppo agitato per navigare.
Dopo un po' di riposo si può ripartire a vele spiegate.

Talvolta però si può cadere nella tentazione di non voler più uscire dal porto.
Questo succede quando la persona a cui ci rivolgiamo diventa per noi la fonte unica e indiscutibile di "risposte".
È accaduto a me. Ed ho imparato che a quel punto non va più bene.
Ma non è l'altra persona che sbaglia. Siamo semplicemente noi che le attribuiamo un ruolo che non è il suo. Ovvero il ruolo di dirci cosa fare con la nostra vita.
Questo è un ruolo che nessuno può svolgere. A parte noi.

E così ho imparato che un vero "maestro" non è quello che ti dice cosa fare. Ma quello che ti lascia parlare. Anche per ore. Anche senza dire una sola parola. Quello che è in grado di sedere con noi per ore in un silenzio assoluto.

Mi sembrava quasi un controsenso. Finché ho finalmente capito che è così perché in realtà il migliore maestro di vita siamo noi stessi. Dentro di noi abbiamo tutte le risposte alle nostre domande.
Semplicemente, quelle risposte noi le "conosciamo" già.

E se qualche volta facciamo fatica ad ascoltare o trovarle, è solo perché non ci fidiamo abbastanza di noi. E magari ci perdiamo. Perdiamo la rotta. E ci paralizziamo, diventiamo "immobili", per paura di perderci ancora.

Ma quando tutto sembra perduto e siamo sul punto di rassegnarci a rimanere per sempre nello stesso punto, sulla nostra rotta appare qualcuno, che ci ricorda semplicemente che rimanere fermi di certo non ci aiuterà a ritrovare la direzione.

Quando siamo pronti ad ascoltare quelle parole e a comprenderne il senso, qualcuno appare sempre.
Non importa dove siamo. Non importa quanto remoto sia il luogo in cui ci siamo fermati.
Non importa quanto tempo vi siamo rimasti.


"Quando l'allievo è pronto, il maestro arriva sempre".

Arriva e ci ricorda che non abbiamo bisogno di altri maestri se non di noi stessi.

Love

Starlight





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