Chi l'avrebbe mai detto che avevamo qualcosa da imparare dal riso.
Ho letto una storia sul riso. Raccontata da una guida di Bali.
Il riso ispira la filosofia di vita degli abitanti di Bali.
Le piante di riso quando sono ancora "giovani" e non pronte ad essere raccolte, sono diritte. Un po' arroganti.
Poi, quando "maturano" e sono piene ad essere raccolte, si piegano dolcemente sul lato. A dimostrare "umiltà".
Gli abitanti di Bali osservano ad ogni stagione l'evoluzione delle piantagioni di riso. Che ricordano loro l'importanza dell'essere umili.
L'umiltà non è un valore troppo diffuso nella nostra società occidentale. O almeno questa è stata la mia percezione, crescendo. L'umiltà è quasi vista come sinonimo di debolezza, di vulnerabilità.
Forse perché la parola umile ha una doppia connotazione. Umiltà nel senso di estrazione sociale modesta. Umiltà nel senso di mancanza di superbia.
Però poi all'improvviso mi è venuto in mente che in questi giorni l'umiltà è tornata alla ribalta anche in occidente. Con le parole di Papa Francesco, che ci ricorda le parole di San Francesco.
Non importa il credo religioso che professiamo. L'umiltà è una dote su cui riflettere.
Non credo neppure che il senso profondo dell'inno all'umiltà sia quello di spogliarsi dei propri averi. Piuttosto spogliarsi del nostro attaccamento ad essi. Nel senso di non ritenerli la fonte della nostra felicità.
L'umiltà come assenza di arroganza, di superbia. Come capacità di non giudicare gli altri. E noi stessi.
Come capacità di saper accettare le cose, gli eventi. Semplicemente per quelli che sono.
Come capacità di saper dare, condividere. Abbiamo sempre qualcosa da dare.
Ho riflettuto sul fatto che per tanto tempo ho definito il mio valore sulla base di quello che gli altri davano a me. Quanto mi pagavano o mi rispettavano al lavoro. Quanto mi amavano e mi apprezzavano le persone. E così ho finito per lasciare che a definirmi fossero gli altri.
Con il risultato che, se quello che ricevevo non mi sembrava abbastanza, ero profondamente infelice.
E soprattutto, troppo presa a fare il bilancio di quello che ricevevo, avevo completamente dimenticato di dare. Di offrire quello che ho da offrire. Agli altri e a me stessa.
E così, tra un discorso di Papa Francesco e un'immagine di una pianta di riso, sono finita a chiedermi quale fosse il messaggio che entrambe le storie avevano per me.
Un invito ad essere "umile". A rimanere semplice, anche quando mi sembra che tutto attorno a me sia così difficile.
Un invito ad avere il coraggio di essere sempre me stessa. Senza bisogno di prevaricare gli altri, o cercare di cambiare le situazioni e le persone per farle andare bene a me.
Un invito ad essere grata per tutto quello che ho. Per tutto quello che mi circonda.
E che dopo tutto, in un chicco di riso non si nasconda il segreto del saper amare.
Love
Starlight

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