Appartenenza, possesso. Sono concetti molto presenti nella nostra cultura.
Non credo ci sia nulla di sbagliato nel possedere oggetti, proprietà.
Ma ogni giorno sempre di più divento consapevole del fatto che, se travisati, questi concetti possono diventare un limite alla nostra esperienza di vita.
Osservo i bambini. Nei primissimi mesi di vita non hanno sviluppato affatto un concetto di proprietà.
Non rivendicano le loro cose. Con naturalezza usufruiscono di tutto quello di cui hanno bisogno, che è a loro disposizione in ogni momento.
Crescendo sviluppano il concetto di "mio". È buffo vederli affermare con forza - "questo è mio", quando vogliono qualcosa. Piangono, se qualcuno fa notare loro che quel gioco non appartiene loro, ma ad un altro bambino. E all'improvviso dimenticano che, indipendentemente, da chi lo possiede, quel gioco è disponibile. Basterebbe magari giocarci insieme all'altro bambino.
Il concetto di appartenenza e possesso crea separazione.
Nel mondo degli adulti ancora di più.
Quando siamo focalizzati sull'idea di possesso creiamo una profonda frattura fra noi e gli altri. E una frattura dentro noi stessi.
Verso gli altri, il concetto di possesso può far sorgere sentimenti di invidia. Per qualcosa che loro possiedono, noi no. O sentimenti di invidia per qualcosa che noi possediamo, gli altri no.
Dentro di noi, il concetto di possesso può far sorgere sentimenti di inferiorità, superiorità. In ogni caso di inadeguatezza.
Come se l'insieme delle cose che possediamo determina chi siamo, la nostra natura.
A volte penso...come sarebbe un mondo in cui i concetti di possesso e appartenenza fossero superati?
Non è affatto una riflessione influenzata da ideologie. Ma una riflessione umana.
Non è un inno all'abolizione della proprietà, ma alla condivisione, all'apertura. Verso gli altri. Verso il mondo.
Alessandro Magno, uno dei più grandi conquistatori di tutti i tempi, una volta ha affermato - "l'unica cosa di cui sono certo è che possiedo la terra sotto i miei piedi". Forse aveva compreso che nulla e, soprattutto nessuno, può essere posseduto fino in fondo.
Essere profondamente grati per quello che abbiamo e metterlo a disposizione degli altri.
Ho sperimentato la "ricchezza" interiore che questi atteggiamenti possono suscitare in noi stessi.
"Si, ma se non si possiede nulla è difficile poter provare questi sentimenti"...una frase ricorrente nella nostra testa.
Come è possibile che qualcuno non possieda proprio nulla?
Basta guardarsi attorno. La natura ci offre paradossalmente tutto quello di cui abbiamo bisogno. Senza chiedere nulla in cambio.
Un albero non rivendica la proprietà della sua ombra.
Il mare non rivendica la proprietà dei suoi pesci.
La terra non rivendica la proprietà dei suoi frutti.
Perché dovremmo farlo noi?
"Ma io ho lavorato tanto e mi sono sacrificato per ottenere quello che ho"...altra frase ricorrente nella nostra testa.
Sacrificio. Ho scoperto che forse il significato di questa parola, con il tempo, sia stato travisato.
Sacrificarsi vuol dire "rendere sacro". Sacrificarsi vuol dire privarsi di qualcosa senza aspettarsi o ricevere nulla in cambio.
A ben vedere...non è sacrificio quello che facciamo per ottenere qualcosa nella nostra vita.
Rendere un servizio per essere in grado di acquistare oggetti o servizi....fa semplicemente parte del modo in cui ci siamo organizzati nel tempo.
Forse varrebbe la pena provarci. Forse potremmo creare un mondo in cui le barriere tra "mio" e "tuo" divenissero solo più permeabili. In cui quella sottile linea di separazione diventa più sfumata.
E chissà, forse scopriremmo davvero che tutto quello di cui abbiamo bisogno è lì, alla nostra portata.
E lo è sempre stato.
Love
Starlight

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