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sabato 21 settembre 2013

Coperte di Linus

In questi giorni mi è capitato di riflettere sull'arte di "conservare".
Conservare di tutto: vecchi oggetti, abiti, confezioni.
Armadi piedi di abiti che non vengono più indossati da tempo, soffitte piene di oggetti non usati, non più utili e spesso rotti. Talvolta scatole vuote, o contenenti apparecchi ormai passati di moda e non funzionanti.

E non parlo di bancarelle di antiquari al mercatino di fine mese che espongono oggetti un po' vintage.
Ma di alcuni di noi che proprio non ce la fanno a buttare via la roba.
Alcuni lo fanno solo con certi oggetti, come gli abiti, altri invece con tutto.
Un po' come con la "coperta di Linus".


Nei primi anni di vita i bambini individuano un oggetto, la coperta di Linus, del quale proprio non riescono a fare a meno. Un orsacchiotto, una coperta, un oggetto che trascinano con sé, ovunque.
Fa loro compagnia. Dà loro sicurezza. È un porto sicuro nel quale trovano ristoro quando il mare è in tempesta. Un oggetto che assume un vero e proprio significato simbolico.

Ho scoperto che l'attaccamento a questo oggetto sorge le prime volte in cui la mamma si allontana dal bambino. Magari soltanto per fare una commissione, o per tempi più lunghi. Quando il bambino all'improvviso vede la persona che non si è mai allontanata, andare via, sente un vuoto. È come se perdesse un punto di riferimento, si sentisse abbandonato. Ha bisogno di certezze, e riempie quel vuoto e quel disequilibrio, con l'attaccamento ad un oggetto.
Poi con il tempo, quando il bambino comprende 'come girano le cose', pian piano non avrà più bisogno della sua 'coperta di Linus'. Periodicamente in seguito sceglierà altri oggetti, in momenti importanti della sua crescita, come l'adolescenza. Credo tutti noi avessimo una felpa, un paio di jeans o di scarpe che indossavamo allo sfinimento quando eravamo adolescenti.

Così ho compreso. Un po' come la coperta di Linus, tutti quegli oggetti che non riusciamo a buttare via sono dei punti fermi, dei rifugi simbolici. Dei punti di riferimento a cui attaccarsi, quasi a voler trovare un equilibrio che ci manca. A colmare un vuoto. Un vuoto per una persona andata via, per una situazione che si è conclusa, o altro.
Ad ogni modo, l'attaccamento eccessivo ad oggetti del passato, nasconde un attaccamento a qualcosa che proprio non riusciamo a lasciar andare via. Come se accumulare oggetti potesse fermare il tempo.
E troppo presi a proteggere il passato, ovviamente ci perdiamo il presente. Dimentichiamo di aprirci alla vita, di aprire il nostro cuore correndo incontro a tutto quello che la vita ha in serbo per noi.

Non era un caso che in questi giorni io fossi finita a far caso a questo atteggiamento.
Avevo bisogno di diventare consapevole del fatto che anche io non lasciavo andare qualcosa.
Avevo bisogno di una pacca gentile sulla spalla che mi riportasse al presente.
Avevo bisogno di tornare a meravigliarmi per i colori del mondo.

Love

Starlight

 



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