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sabato 13 luglio 2013

Essere o avere?

Oggi ho incontrato una persona che non vedevo da tantissimo tempo.
Aveva un'aria raggiante e non ho potuto fare a meno di dirglielo!
Abbiamo chiacchierato un po' e mi ha raccontato di come all'improvviso, un giorno guardandosi allo specchio, avesse visto riflessa una persona che non riconosceva più. E così ha deciso che era giunto il momento di dare una svolta alla sua vita.

Ha riscoperto l'importanza di dedicare del tempo a se stesso. Fare le cose che gli piacevano. Prendersi cura di sé e coltivare le sue passioni. Dare il giusto peso agli aspetti della sua vita: il lavoro non poteva essere la sua ragione di vita o un dovere. Ma uno strumento, per poter vivere la vita come piaceva a lui. Ora fa quello che lo appassiona.

È stata una conversazione piacevolissima. Mi diceva di come avesse riscoperto se stesso, di come avesse acquisito una serenità, una pace e una sicurezza che gli mancavano da tempo. Ma soprattutto aveva notato che naturalmente tutti gli aspetti della sua vita erano improvvisamente migliorati senza sforzi. Al lavoro è decisamente più efficace e produttivo, pur dedicando meno tempo alla sua professione. Le sue relazioni sono armoniose e ha riscoperto il piacere di stare insieme alla gente,  non per necessità, ma per genuino interesse.
Tutto va esattamente come avrebbe voluto, da sempre.
Ha concluso dicendo: "Ora quando mi guardo allo specchio vedo finalmente me stesso".

E così mi è tornato in mente cosa avevo letto qualche giorno fa: ribaltare il paradigma "avere/fare/essere".

Oggi siamo tutti ossessionati da quello che "abbiamo" che determina quello "facciamo". E questo definisce chi "siamo". Che a ben pensarci, è un po' strano.
C'è una compulsiva frenesia a possedere sempre più cose, oggetti. Una casa più grande, una macchina più potente, una posizione invidiabile.
Accecati dal desiderio di possesso, naturalmente il centro dell'attenzione diventa quello che facciamo. Quindi la corsa a lavori importanti, di successo, di maggiore responsabilità. Che molto spesso, richiedono sacrifici in termini di tempo e di qualità della vita.
Quello che possediamo (o spesso a cui aspiriamo) e quello che facciamo diventano poi la nostra identità.

La vita diventa quindi un continuo rincorrere qualcosa, a cui affidiamo la nostra felicità futura, mentre lavoriamo spasmodicamente lamentando tempo di qualità da dedicare a noi stessi. E quando finalmente riusciamo a mettere le mani sul tanto desiderato oggetto, passata l'effimera soddisfazione temporanea del raggiungimento di un obiettivo, ne fissiamo uno ancora più grande.
E così conduciamo esistenze proiettate nel futuro, perdendo di vista l'unica cosa che esiste realmente, il presente. E magari un giorno, stanchi, ci guardiamo indietro e scopriamo che abbiamo fatto qualcosa che non ci piaceva veramente, per ottenere qualcosa che alla fine non ci ha reso felici.
Insomma, una ricetta perfetta per il "disastro".

È giunto forse il momento di invertire rotta. Partire da chi siamo.
Cosa vuol dire?
Riscoprire cosa ci fa stare bene, cosa ci dà gioia, cosa ci riempie di entusiasmo e ci appassiona. In questo modo, quasi senza accorgercene, scopriamo le nostre doti. Perché ognuno di noi ha un dono, un talento naturale. Qualcosa che riusciamo a fare meglio di chiunque altro. Ma che abbiamo dimenticato, troppo presi ad inseguire qualcosa.

Un modo per riscoprire questo talento è ricordarsi di cosa ci piaceva fare da piccoli. I bambini sono meravigliosi. Loro sanno quello che vogliono e soprattutto quando lo fanno, lo fanno con una passione che non conosce limiti.



Quando finalmente ri-scopriamo questo talento, siamo pronti a passare all'azione, a "fare". Ma quello che facciamo avviene naturalmente, senza sforzi, senza sacrifici. Il tempo scorre veloce, perché la passione ci carica e ci riempie di energia. E i risultati vengono da soli. E poi ci rendiamo conto che il successo segue. Senza eccezioni.
E a quel punto scopriamo che possiamo "avere" molte più cose di quelle che avremmo potuto immaginare.

Perché finalmente spostiamo l'attenzione da quello che vorremmo avere e che ci manca, a quello che abbiamo già e che mai potrà mancarci: noi stessi. A quel punto non ci sono più limiti.

Love

Starlight








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