Pagine

lunedì 21 ottobre 2013

Tutto il resto è....

...noia...cantava un famoso cantautore italiano.
A volte è così che ci sentiamo. Sopraffatti dalla noia. Dall'abitudine.
Le nostre giornate scorrono sempre uguali le une alle altre. Schiacciati da routine prive di senso, ci ritroviamo a non sapere neppure perché facciamo determinate cose.

Perché fumiamo, quando in realtà sappiamo che non fa bene alla nostra salute.
Perché mandiamo avanti relazioni, quando in realtà sappiamo che lo facciamo solo per convenzione sociale, o per paura di restare soli.
Perché continuiamo a fare lo stesso lavoro, quando in realtà sappiamo che la nostra passione è altrove e lo facciamo solo per paura di non guadagnare abbastanza.
E la lista potrebbe continuare.

Ma la cosa che fa riflettere è che non ci mettiamo mai in discussione.
Non questioniamo mai gli aspetti della nostra vita che più ci rendono insoddisfatti e che alimentano questo stato di 'noia'. Di morte apparente.

Perché quello che dovrebbe generare timore in noi, in realtà, non è la paura di morire. Ma la paura di non aver vissuto fino in fondo. E per farlo dobbiamo avere il coraggio di rischiare. Il coraggio di affrontare le nostre paure più grandi.

Leggevo che la paura è uno stato di allerta prodotto dall'amigdala. Una ghiandola che minacciata produce un ormone che si manifesta a noi sotto forma di paura. In realtà, come tutte le cose in natura, è molto utile. A tirarci fuori dai guai quando siamo in pericolo di morte. Permette allo spirito di sopravvivenza di reagire velocemente.

Ma la nostra mente non è in grado di distinguere tra un pericolo di vita reale (un orso polare che sta per azzannarci!) e un pericolo apparente, che esiste solo come rappresentazione mentale (l'incognita che si apre quando lasciamo un lavoro poco soddisfacente per uno che ci appassiona).
E quindi, anche quando lo stato di allerta è scatenato solo da una situazione nuova e dai risvolti sconosciuti, l'amigdala si mette all'opera e noi abbiamo paura. Lo spirito di sopravvivenza allora si mette in moto. E scattiamo sulla difensiva. Diventiamo conservatori. E respingiamo il cambiamento.
E a questo punto non è la paura di morire che proviamo, bensì quella di vivere.

Come possiamo impedire che tutto questo accada? Che le nostre paure generate da pensieri e non da pericoli reali, ci impediscano di vivere la nostra vita fino in fondo?

Ho imparato ad ascoltare la mia paura. Ad esserne consapevole.
Mi capita spesso di sentirla insinuarsi. Di mettermi in uno stato di allarme.
La ascolto. La osservo. E mi chiedo se sono in pericolo di vita. Se quello di cui ho paura può effettivamente minacciare la mia vita.
E quando non è il caso - praticamente sempre - allora mi faccio forza. E vado oltre la paura.
Mi esorto a superare la paura. Ad accettare l'incognita. A non temere il fatto che non so ancora come andrà a finire.


Ho letto che il grado di successo nella vita di una persona dipende dalla sua abilità di sentirsi a proprio agio anche quando la situazione è incerta. Dalla capacità di saper andare avanti nell'ambiguità.

Non sempre è facile. A volte fa davvero paura. Ma quando riusciamo a trascendere le nostre paure, il profumo della libertà è inebriante. Porta una sferzata di energia nelle nostre vite.
E a volte faremo scelte che si riveleranno sbagliate. Nel senso che le conseguenze non ci renderanno felici. Ma se sapremo guardare ai nostri errori e imparare la lezione che celano, allora avremo compiuto un altro passo. Verso l'aver vissuto la nostra vita fino in fondo...senza mai annoiarci.

Love

Starlight  

Nessun commento:

Posta un commento