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lunedì 30 settembre 2013

Lottare o arrendersi?

"Non so cosa fare"
Osservandomi attorno, ascoltando me stessa e gli altri, mi sono resa conto che è una delle frasi più comunemente usate in questo periodo.
Con tutte le sue sfumature più o meno forti: "non c'è nulla da fare", "non ci si può far nulla", "se solo sapessi cosa fare"...
Sembra che il mondo sia stato travolto da una paralisi nell'azione.

E a sentir parlare noi, la responsabilità di questo "blocco" è da attribuire alla congiuntura economica sfavorevole, al tasso di disoccupazione che ha ormai raggiunto picchi altissimi, alla classe dirigente politica e non. A 'chiunque'. Di certo non a noi.
Noi. Vittime del sistema.

"Vorrei ma non posso" è ormai diventato il grido che si solleva in ogni interazione sociale. Dalla pausa al caffè, alla riunione di lavoro, alla telefonata tra amiche.
Troppo impegnati a spiegare perché proprio non ci possiamo far nulla per cambiare quello che non ci fa stare bene.

"Il capo non mi dà autonomia"
"Mio marito all'improvviso è andato via"
"Vorrei creare un'attività ma le banche non concedono prestiti"
"Vorrei lavorare ma non ci sono opportunità"
...vorrei essere felice...ma il mondo sembra avercela con me.

Quando tutte queste voci così pressanti e convincenti si affollavano nella mia mente, a un certo punto mi sono "arresa".
È un concetto affascinante quello della "resa". Gli inglesi lo chiamano "surrender".
All'inizio mi sentivo un po' in colpa. Io che non avevo mai mollato. Io che non mi ero mai data per vinta.

Ma proprio nel momento in cui ho "lasciato andare", in cui ho accettato che le cose fossero esattamente così come erano. Anche con le loro imperfezioni. Allora si è aperto uno spiraglio di luce.
Quando ho smesso di lamentarmi, biasimarmi e sentirmi vittima delle circostanze, ho cominciato a vederle sotto una luce diversa.

Forse non tutto il male vien per nuocere.
Forse quel lavoro in cui mi sentivo soffocata, dopo tutto, non mi piaceva.
Forse quella relazione che proprio non ha funzionato, dopo tutto, non faceva crescere nessuno di noi due.
Forse il fatto di essere arrivata al fondo è quello che davvero mi serviva per riuscire a liberarmi da tutte le costrizioni che mi ero data per una vita e cominciare a creare la vita che voglio davvero.

Arrendersi non vuol dire gettare la spugna. Non vuol dire fallire.
Arrendersi vuol dire "accettare" le cose e le circostanze della nostra vita per quelle che sono.
Senza giudicarle. Senza lottare per cambiarle.
Arrendersi vuol dire smettere di voler "cambiare le cose". Perché niente succede per caso.


Quando finalmente sono riuscita a farlo, all'improvviso ho compreso quello che volevo.
E quando ho passato più tempo a pensare a quello che volevo, e ho smesso di lottare contro quello che non volevo, passo dopo passo, la mia vita si è trasformata.

Perché la nostra "energia creativa" fluisce e si mette all'opera proprio dove concentriamo i nostri pensieri.
Se trascorriamo le giornate a pensare a quello che non ci va bene, sarà qui che la nostra energia si concentrerà. E finirà a creare ancora di più quello che non vogliamo.
Ma se all'improvviso, ogni nostro pensiero è concentrato su quello che vogliamo...la magia può finalmente avere inizio.

Love

Starlight

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