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mercoledì 3 luglio 2013

L'arte di aggiustare

Quando incontro per strada una coppia di anziani che camminano mano nella mano non posso fare altro che guardarli con il cuore pieno di gioia. Lui che le tiene la mano, lei che lo ricambia con uno sguardo pieno di tenerezza. Le teste canute e la pelle grinzosa si dissolvono nella luce di quell'amore senza età, senza tempo. Li guardo allontanarsi, immobile.

Una volta ho letto questa intervista a una coppia che stava insieme da 65 anni. All'intervistatrice che aveva chiesto loro il segreto, avevano risposto: "Siamo nati in un'epoca in cui le cose rotte non si buttavano, si aggiustavano".




Oggi non siamo più abituati. Viviamo nell'epoca in cui un oggetto tecnologico diventa obsoleto dopo pochi mesi, in cui alla conferenza lancio di un prodotto annunciano già quando il modello successivo arriverà sul mercato. E così, presi dalla smania di avere sempre oggetti di ultima generazione, non ci godiamo quello che abbiamo e viviamo nell'attesa di qualcosa di più nuovo, più bello.
E ovviamente, questa logica, ormai diventata così intrinseca al nostro modo di essere, è finita per investire ogni ambito della nostra vita.

E non è soltanto il fatto che non siamo più abituati a riparare qualcosa al primo cenno di malfunzionamento, ma soprattutto la convinzione che abbiamo sviluppato, che qualcosa di nuovo sia necessariamente meglio.

Di recente mi sono resa conto che entrambi queste cose per me non sono affatto vere.

Ho riscoperto il piacere di "aggiustare" le cose, le situazioni, gli eventi della mia vita. Non mi arrendo più davanti alla prima difficoltà, ma ci provo con tutta me stessa a riparare qualcosa che non va più. E ammetto che ho scoperto due cose: la prima è che ho risorse illimitate. Una riserva di "resilience" (come la chiamano gli inglesi), di capacità di reagire, che non sapevo neanche di possedere, che mi ha fatto acquisire sicurezza e sono sicura mi aiuterà nella vita. La seconda è che quando ho provato davvero con tutta me stessa a riparare qualcosa che non va, quando poi mi rendo conto che non c'è proprio nulla da fare, la lascio andare senza rimorsi e rimpianti. E questa è stata una vera e propria trasformazione.

A quel punto, il nuovo non costituisce più un semplice appiglio o rifugio verso cui andare per pigrizia, mancanza di determinazione, per moda o semplice abitudine. Ma costituisce un'avventura da esplorare, un'opportunità tutta da scoprire.

Forse la Apple o la Canon avrebbero qualcosa da ridire su questo mio post. Ma non me ne vogliano. Comprare il nuovo Iphone o l'apparecchio fotografico all'ultimo grido non è poi la fine del mondo, e gli appassionati di tecnologia possono dormire sonni tranquilli!

Ma se la cosa da aggiustare è qualcosa che ci sta più a cuore, allora io, scelgo di provarci e provarci ancora, dando fondo ad ogni mia risorsa. E se poi non c'è proprio nulla da fare, allora lascio andare. Ma il fatto di averci provato fino in fondo, mi aiuta a non guardarmi indietro.


Ma c'è una cosa a cui non ho ancora rinunciato. L'immagine di me, canuta, grinzosa e forse claudicante, che cammino su una spiaggia, al tramonto, e sorrido a chi mi tiene la mano.

Love

Starlight

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